Cataratta

All’interno dell’occhio, dietro alla pupilla, è situata una lente che serve a mettere a fuoco le immagini, si chiama cristallino.
Nel giovane essa è elastica e cambia continuamente di forma; ciò ci consente di mettere a fuoco oggetti a tutte le distanze. 
Con l’età si indurisce progressivamente, diviene opalescente perdendo via via trasparenza si macchia e alla fine si opacizza completamente.
Per tale motivo il paziente con cataratta inizia dapprima ad avere bisogno di lenti per vedere da vicino, poi di occhiali per la distanza, successivamente la sfuocatura delle immagini si trasforma in nebbia, in fastidio alla luce, nella presenza di riflessi e sdoppiamento delle immagini che rendono impossibile la guida, la visione della TV e la lettura .
Non vi sono più occhiali che risolvano il problema. La cataratta avanzata consente solo di distinguere luci ed ombre.

L’evoluzione della cataratta può durare anni; non è raro osservare pazienti che presentano opacità del cristallino anche estese e godono tuttavia di un’ottima vista.
Un tipo particolare di cataratta, detto nucleare, determina solo una miopia, ciò consente al paziente, anche in tarda età di leggere e cucire senza occhiali il che può anche essere considerato un vantaggio.

La cataratta in genere colpisce le persone anziane, ma esistono forme di cataratta congenita, traumatica, legata ad infiammazioni dell’occhio, a malattie generali, all’uso di farmaci (cortisone), all’esposizione a raggi (X o UV).

La progressiva perdita di trasparenza del cristallino è dovuta alla denaturazione delle proteine di cui è costituito, ciò è dovuto a fenomeni ossidativi innescati dalla luce e dalle radiazioni ultraviolette; pertanto possono essere adottate misure di prevenzione per evitare un eccesso di esposizione a questi agenti:
• Utilizzando occhiali scuri quando ci si espone al sole, specie in estate e in alta montagna
• Proteggendo gli occhi quando ci si espone a lampade ad UV per abbronzatura
• Osservando una dieta ricca di elementi antiossidanti quali frutta e verdura
• Evitando il fumo e l’uso indiscriminato di farmaci contenenti cortisone
• Controllando la glicemia e il colesterolo

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INTERVENTO DELLA CATARATTA 
Non esiste una terapia medica della cataratta
La decisione sul momento di effettuare un trattamento della cataratta spetta nella maggior parte dei casi al paziente ed è dettato dalle sue esigenze visive ed alla sensazione soggettiva di una visione insoddisfacente.

Non è possibile eliminare le opacità del cristallino, quando esso diviene opaco è unicamente possibile asportarlo mediante intervento chirurgico.
Quando il cristallino è opacizzato da lungo tempo esso aumenta di volume e crea seri problemi di aumento della pressione all’interno dell’occhio oltre scatenare una reazione infiammatoria anche violenta e dolorosa.
Si raccomanda pertanto di non rimandare indefinitamente un intervento di cataratta per non doverlo effettuare d’urgenza in condizioni di sofferenza oculare.

Il cristallino viene asportato attraverso una incisione della parete dell’occhio nella zona coperta dalla palpebra superiore.
Può essere estratto intero (se è molto duro) oppure può venire aspirato dopo essere stato frammentato con l’uso di ultrasuoni (si possono utilizzare anche laser o getti d’acqua).
In genere l’involucro trasparente che contiene il cristallino viene lasciato in sede e viene utilizzato come supporto in cui inserire la lente in materiale inerte che svolgerà le funzioni di messa a fuoco del cristallino.
La gradazione del cristallino artificiale è scelta con misurazioni che si effettuano prima dell’intervento ed è diversa per ogni occhio.
Il cristallino artificiale è fisso, non cambia fuoco; per questo motivo consente di vedere nitidamente o per lontano o per vicino; il paziente può scegliere quale delle due condizioni gli sia più utile ed indicarlo al chirurgo.
Alla fine dell’intervento l’incisione chirurgica viene suturata con un filo di nylon che sarà asportato dopo qualche mese.
L’intervento viene condotto in anestesia locale (iniezione di anestetico attorno al bulbo) o solo con l’uso di collirio anestetico istillato più volte prima dell’operazione.
Nei pazienti non collaboranti può essere necessaria l’anestesia generale, se le condizioni generali lo consentono.
Nei pazienti affetti da patologie generali cardiologiche, respiratorie e neurologiche si potrà condurre l’intervento in anestesia locale con la presenza dell’anestesista.